La notte di Natale di undici anni fa, lontano dalle nostre case, cene, piazze, chiese…

«A raccontare la tragedia erano stati, il 30 dicembre, alcuni dei superstiti arrestati in Grecia, un giorno dopo essere stati scaricati dai trafficanti in una spiaggia del Peloponneso. Disperati dissero che alle tre del mattino del 26 dicembre 1996, si trovavano al largo della Sicilia meridionale a bordo di una grossa motonave, la “Iohan”, stipata fino all’inverosimile di uomini, donne, ragazzi, bambini provenienti dallo Sri Lanka, dall’India, dal Pakistan. Avevano pagato 5000 dollari a testa per quel viaggio terrificante che, dopo tre mesi, stava finalmente per concludersi.
La “Iohan” era stata affiancata da una barca di legno molto più piccola che doveva portarli fino alla costa. Cominciarono a salire: dieci, venti, cento, duecento, il mare era in tempesta, qualcuno impaurito tentò di opporsi al trasbordo e fu minacciato con le armi. Duecentocinquanta, trecento… La piccola barca partì lentamente verso la costa, cominciò a imbarcare acqua, chiese soccorso alla “Iohan” che intervenne con una manovra maldestra e tardiva: la prua del mercantile colpì la piccola barca maltese mandandola definitivamente a picco. “Solo ventinove di noi sono riusciti a salvarsi. Tutti gli altri sono morti”».

(Giovanni Maria Bellu, Negli abissi siciliani il cimitero dei clandestini)

Il resto della storia, da non dimenticare, qui. Buon Natale.