Maggio 2009


(da «il manifesto», 7 maggio 2009, con aggiunte)

Forse il titolo del libro che Angelo Ferracuti ha dedicato alla sua città (Fermo, prossima nuova provincia marchigiana) era geneticamente destinato a presentarsi come un calembour. Ma Viaggi da Fermo è davvero una guida eccentrica, rispetto ad altri volumetti consimili della collana Contromano di Laterza (€ 10). Ferracuti, infatti, considera la sua città come centro su cui piantare la punta di un mobile compasso, che nel suo giro abbraccia una larga fetta di realtà e di territorio marchigiani. Così le voci che compongono questo godibilissimo sillabario piceno (questo il sottotitolo, di evidente ispirazione parisiana) partono dalla A di Ascoli e terminano con la Z di Zingari, in un percorso che tutto fa meno che impantanarsi nella solfa della “marchigianità” o nella celebrazione retorica della piccola patria. Ferracuti, d’altronde, aveva già dato prova (con Le risorse umane, Feltrinelli 2006) della sua capacità di misurare il locale con il metro del globale (e viceversa), raccontando, in quel libro, le crepe che i problemi del lavoro cominciavano ad aprire anche nei muri del tranquillo hortus marchigiano. In Viaggi da Fermo il narratore mette in fila trentasette micro-reportages che non solo ritraggono gran parte delle Marche basse (da Ascoli ai piccoli Borghi dell’interno come Torchiaro o Ortezzano; dalle Terrazze sul mare tra Torre di Palme e Grottammare fino al Lago di Pilato, le Gole dell’Infernaccio e i misteriosi Monti Sibillini), ma che di questo territorio sanno anche evocare il tessuto sociale, disbrogliando la fitta trama di relazioni umane che hanno fatto la storia di questi luoghi e la vita dello scrittore che ce la racconta. Ferracuti popola i fondali marchigiani di scrittori (per primo Luigi Di Ruscio, concittadino ed exemplum letterario e politico; poi il severo Volponi, di cui si ricorda una lontana intervista), di amici artisti (il fotografo Ennio Brilli, di cui il libro ospita tra l’altro ventotto scatti in bianco e nero; l’intramontabile Mario Dondero, anche lui di residenza fermana; il disegnatore Tullio Pericoli, di origine ascolana), ma soprattutto di uomini e donne comuni di cui il viaggiatore-narratore ci consegna la memoria, con la compartecipazione che gli conosciamo: per esempio l’operaio Andrea Gagliardoni, morto a 24 anni sul lavoro in una fabbrica di Ortezzano; o il barbiere Bruno Cozzi che si inventa una società pugilistica a Sant’Elpidio a Mare; o il mezzadro Rigo dei Biancalana, “grande mito dell’infanzia”, che usava dormire sotto i mucchi di fieno. Tutto ciò, senza dimenticare che anche il fermano è una provincia dell’impero, popolata da imprenditori neoliberisti e interessata da un’immigrazione sempre più integrata, come si racconta nel reportage dedicato alla scuola elementare di Lido di Fermo che ospita ben il 43% di bambini immigrati. Chi ama le Marche del sud, o vorrebbe conoscerle meglio, dovrebbe leggere questo sillabario. Magari prima che il loro paesaggio e la loro “miracolosa misura, spia concreta di un fare antico, una operosità contadina e artigiana priva di eccessi”, vengano distrutti da qualche amministratore avventuriero.

Massimo Gezzi

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«Non disperate, mettetevi a scrivere le poesie, ne ricaverete rilasciatezza, felicità gestuale, leggerezza nei contatti con il prossimo vostro, sentirete la presenza degli Dei in prossimità della tua ombra, gioia lavorativa, aumento vertiginoso nella creatività in tutti i campi, sviluppo della personalità. Leggermente folle correrai verso tutte le sciagure, ti crederai inseguito da bande antiblasfemiche armate di mazze ferrate, sfuggirai ai pericoli con rapidissime fughe, potrai metterti a volare come niente fosse, diminuzione vertiginosa della rigidità muscolare e anche mentale, diminuzione dei mali di testa, sarai in preda a dolcissimi spasimi sessuali. Iscrivere poesie a occhi chiusi, sgranare frasi una dietro l’altra con la massima velocità sino al punto che la battitura segue perfettamente il ritmo delle pensate anche quelle più stravaganti, velocità massima nel concatenare libere associazioni, scrivere con la schiena bene appoggiata alla spalliera della sedia, tenere la testa non troppo reclinata sulla tastiera, da oggi tutte le ore sono le nostre mi disse un poeta, fa’ rimbalzare tutto sulla tastiera. Piove, nevica, suona il telefono alla porta tu inchiodato davanti alla tastiera della macchina da scrivere».

(L. Di Ruscio, Cristi polverizzati, Le Lettere, Firenze 2009, p. 268).

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MILANO - MARTEDì 12 MAGGIO 2009, ore 17.30

FONDAZIONE “CORRENTE” – VIA CARLO PORTA, 5

“Quel che di qui si vede… è quanto di voi di qui si vede”

Converesazioni poetiche in omaggio a Vittorio Sereni, a cura di Franco Loi

Incontro con Edoardo Zuccato e Massimo Gezzi

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GINEVRA (CH)GIOVEDì, VENERDì 7-8 MAGGIO 2009

UNIVERSITÉ DE GENÈVE – UNI BASTIONS, SALLES B 106 e B 101

Poesia italiana in Europa, oggi

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I poeti Remo Fasani, Jolanda Insana, Massimo Bocchiola, Stefano Dal Bianco, Umberto Fiori, Gabriele Frasca, Massimo Gezzi, Riccardo Held, Antonio Rossi, Fabio Pusterla

dialogano con

Maria Antonietta Grignani, Francesca Latini, Natascia Tonelli, Giovanni Bardazzi, Roberto Leporatti, Emilio Manzotti, Jenaro Talens

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