settembre 2008


PORTO SANT’ELPIDIO (AP) - VENERDì 26 SETTEMBRE, ore 21

VILLA BARUCCHELLO

Porta marina

Presentazione del libro di Massimo Gezzi e Adelelmo Ruggieri

A cura di Lucilio Santoni

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MODENA - SABATO 27 SETTEMBRE, ore 16.00

STAZIONE DI SETTECANI

Reading dei poeti Silvia Caratti, Massimo Gezzi, Lorenzo Chiuchiù, Nicoletta Bidoia, nell’ambito di

Poesia festival ’08

Presenta Roberto Galaverni

Qui il programma integrale del Festival

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«Se la nausea per le false aristocrazie è un nobile sentimento, non conosco però aristocrazia più dubbia di quella che afferma l’esistenza di valori invisibili all’occhio mondano e insieme si attribuisce, o attribuisce a qualcuno, l’attitudine a distinguerli che è partecipazione a quei valori supremi. L’equivoca aristocrazia dell’intuito, del dono, dell’irrelato, della grazia, c’è una spia infallibile per identificarla: assimila i valori alle persone più che alle opere. Alle persone e alle corporazioni di persone (i “grandi” scrittori, ad esempio) e non alle opere loro, che sono sempre di collaborazione, tanto nella loro genesi quanto nel loro consumo».

F. Fortini, Verifica dei poteri (1965), ora in Saggi ed epigrammi, Mondadori, Milano 2003, p. 18.

Qualche anno fa, in Italia: “It’s painful to be here, but it’s also good”. Un piccolo tributo, appena saputa la  notizia.

E’ uscita da pochi mesi per luca sossella editore una straordinaria autoantologia di John Ashbery, uno dei poeti viventi più importanti e più apprezzati. È la prima volta che in Italia viene pubblicata (a un prezzo clamoroso: 15 euro per più di 300 pagine) una scelta di testi operata direttamente da Ashbery, unico poeta americano ad aver scritto un libro (Self Portrait in a Convex Mirror, 1975, ispirato all’omonimo dipinto di Parmigianino) risultato poi vincitore di tutti e tre i maggiori premi americani (Pulitzer, National Book Award e National Book Critics Circle Award).

Il libro (formato grande) si intitola Un mondo che non può essere migliore. Poesie scelte 1956-2007, contiene 79 testi tratti da ben 21 raccolte (dalla prima, Some Trees del 1956, alla recentissima A Worldl y Country del 2007), è curato da Damiano Abeni e dal poeta Joseph Harrison (che firma anche la preziosa introduzione, scaricabile dal sito di lse: qui), ed è tradotto dallo stesso Abeni in collaborazione con Moira Egan, poetessa americana che il pubblico italiano ha potuto leggere, per esempio, su «Nuovi Argomenti». La prima e la quarta di copertina sono occupate da una splendida foto di un particolare del Red Cube di Isamu Noguchi.

Qualche tempo fa RadioTre Suite ha dedicato una puntata all’autoantologia (la si può riascoltare qui): erano presenti in studio Damiano Abeni e Moira Egan, che ha acutamente commentato un testo di Ashbery (This Room, da Your Name Here), mentre il poeta americano interveniva al telefono, leggendo alcune delle poesie incluse.

Dalla stessa Your Name Here è tratta la fulminea autobiografia in versi che Ashbery legge in questo spezzone video. In omaggio a lui e ai benemeriti responsabili del suo ingresso nelle librerie italiane (traduttori, curatori ed editore), trascrivo anche la traduzione Abeni-Egan di The History of My Life, in cui Ashbery, contrariamente alle sue abitudini e alle sue inclinazioni poetiche, si concede un frammento di autobiografia (il fratello morì realmente quando lui era giovane).

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La storia della mia vita

C’era una volta: due fratelli.
Poi uno soltanto: io.

Crebbi in fretta, prima di prendere la patente,
perfino. Eccomi là: un adulto fetente.

Pensai di sviluppare interessi
cui qualcuno potesse interessarsi. Niente trippa per gatti.

Mi feci di lacrima facile per ciò che era parso
il piacevole periodo precoce. Più

crescevo, più mi facevo benevolo
verso i miei pensieri e le mie idee,

reputandoli buoni almeno quanto quelli del mio prossimo.
Poi un’immensa nuvola famelica

venne a indugiare all’orizzonte, risucchiando-
lo, e parve fosse per mesi, per anni.

Nel giugno 1932 Antonio Gramsci ha già scontato quasi sei anni di carcere e confino. Era stato arrestato l’8 novembre 1926, nonostante l’immunità parlamentare (era deputato comunista), per antifascismo. Mi sembra importante ricordare la vicenda di Gramsci (insieme a quella dei fratelli Rosselli, di Piero Gobetti e di tanti altri intellettuali ridotti in vari modi al silenzio dai fascisti, ben prima del 1938), in un momento in cui ritorna a risuonare il ritornello di un fascismo che tutto sommato non sarebbe stato poi così criminale, leggi razziali a parte. Nel giugno 1932 Gramsci sta già male: ha avuto uno sbocco di sangue, ha perso tutti i denti, soffre di un’insonnia tenace che lo sta lentamente sfibrando. Nonostante tutto, trova la forza per scrivere alla moglie (che è in Russia, sofferente di una malattia nervosa) una lettera come questa. La posto a ricordo della dignità, dell’intelligenza e del rigore d’animo di un uomo e di un intellettuale straordinario che da quel fascismo fu letteralmente annientato.

27 giugno 1932

Carissima Iulca,

ho ricevuto i tuoi foglietti, datati da mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean [...]. La novella si intitolava Un uomo in un fosso. Cerco di ricordarmela. – Un uomo aveva fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancora vivo). Passarono le ore; si avvicinò il mattino e i primi bagliori dell’alba, incominciò a passar gente. L’uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c’è? domandò – Vorrei uscire dal fosso, rispose l’uomo. – Ah, ah! vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre così l’ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! – E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato. – Si sentì altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: Ah! ah! sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubbriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire, come ho fatto io? – E si allontanò, col passo ritmato dal grugnito del maiale. – E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era così patetico! – E passò un ministro di dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa. – Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzò in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze. – Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere più forte. Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ciò che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore. Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.

Antonio

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