Maggio 2008


E’ uscito da pochi giorni il nuovo numero di “Nuovi Argomenti” (42). Contiene il diario di Luigi Malerba (scomparso l’8 maggio scorso), una doppia rilettura del Milione (quello di Marco Polo ad opera di Paolo Lagazzi, Anna Tellinin, Flavio Santi, Alberto Garlini, Arnaldo Greco, Raffaella D’Elia e Matteo Nucci; e quello di Bonaventura, riletto da Dacia Maraini, Gianluigi Ricuperati, Mauro F. Minervino, Diego De Silva, Carlo Mazzoni, Alessandro Piperno e Lorenzo Pavolini), e un bellissimo racconto-saggio di Dave King, giù autore del romanzo The Ha-Ha pubblicato in Italia da Fazi l’anno scorso. La traduzione del racconto di Dave, intitolato Boom! Pensieri sulla narrazione, la distruzione e l’irruzione della verità nel regno dell’inventato, è mia.

Dave King

Bisogna sempre pensare a quello che si scrive a qualcuno. Conobbi Paola Febbraro nel 2006 grazie a lei, quando lasciò un commento ad alcune mie poesie apparse su Liberinversi. Sono andato a ripescare quel suo commento, che mi emozionò:
“ho aperto ora il blog e letto queste poesie di Massimo Gezzi, mi piacciono molto… è una poesia quella di Massimo che suscita altra poesia… (cosa preziosa che accade) rimette in moto quello stimolo ad osservare che insieme calma e dà forza… raccontare in versi…illumina”.
Da questa sua apparizione nacque una lettura reciproca e uno scambio epistolare, essenziale ma intenso, che ora ripercorro incredulo, avendo appreso da pochi minuti la notizia della sua scomparsa. Quello scambio si diradò per i soliti dannatissimi motivi: la fretta, gli impegni, la tesi di dottorato da concludere e consegnare. L’ultima mail, da parte mia, era una promessa a risentirci con più calma, non appena le circostanze me l’avessero permesso. Non ho mai mantenuto la promessa, anche se poi ho conosciuto Paola Febbraro di persona, a Roma, quando venne a sentirmi a un reading, a sorpresa. La saluto da questa pagina fredda, oggi, riproponendo questo suo splendido pensiero apparso su Liberinversi (qui) che suggerisce alla perfezione la sua profonda umanità e insieme l’autenticità assoluta della sua scrittura di poeta:

“Scrivere senza dimenticare mai che la felicità si porta fuori dalla pagina e dentro la pagina per altri per stare con altri. Non sentire mai il pericolo di : un giorno non mi verrà da scrivere. Che non scrivere poesia non è pericolo nel caso l’hai già scritta e si può trasformare anche questo che non è nato come ‘compito’ ma per bellezza e amore, poi il ‘compito’ è diventato con quale ‘lingua’ che così determina il dialogo e fonda il divenire coscienti ognuno del rapporto che lega con la natura e con gli altri le altre. Sentirsi in una comunità e volerla far sbocciare ogni volta..
a volte mi succede così, la mattina”

(Paola Febbraro, 1956-2008)

FABRIANO (AN) - VENERDì 23 MAGGIO, ore 19.00

GIARDINI DEL POLO

Salva con nome

Alessandro Moscè incontra

Nicola Bultrini

Tiziana Cera Rosco

Andrea Di Consoli

Massimo Gezzi

Francesca Serragnoli

Luigi Socci

nell’ambito del Festival POIESIS

.

* * *

.

MACERATA - SABATO 24 MAGGIO, ore 10.30

BIBLIOTECA STATALE

Tavola rotonda

L’onda marchigiana – ipotesi su una linea poetica marchigiana

Introduce: Massimo Gezzi

Relatori: Renata Morresi, Adelelmo Ruggieri, Luigi Socci, Giampaolo Vincenzi

nell’ambito di Licenze Poetiche – Festival Internazionale di Letteratura Aggiornata

(da «il manifesto», 15 maggio 2008 – con aggiunte e modifiche).

Non fosse ormai un luogo comune, per definire la qualità delle poesie de Gli anni della pioggia (peQuod 2008, € 7,50) dell’esordiente Carlo Carabba (Roma 1980) si potrebbe evocare la celebre formula sabiana di “poesia onesta”. Sono due i motivi per richiamare questo aggettivo: innanzi tutto il giovane Carabba mette in versi un normalissimo “io”, senza sotterfugi intellettualistici o timori reverenziali. Chi crede che rappresentare un soggetto in versi sia ancora un gesto ignominioso o solipsistico, è pregato di leggersi queste pagine, in cui chi parla è una persona comune, un individuo-massa cresciuto negli anni Novanta in una grande città (Roma), attraversato dalle contraddizioni violente che caratterizzano i nostri anni e capace di dire “io” con umiltà e senza alcuna supponenza, come seppero fare certi grandi poeti americani (Robert Frost, o Wallace Stevens, o Elizabeth Bishop) che il nostro giovane autore conosce e talvolta cita (Frost). In secondo luogo, è onesta la lingua usata da Carabba: cristallina, priva di aloni semantici e di inutili ‘poetismi’ (ma non di echi letterari: Pascoli, Leopardi, Salinger…), e invece tutta aderente alla musica del nostro tempo, senza che questo comporti una rinuncia all’interrogazione o il sacrificio della complessità. Anzi. Uno dei pregi del libro di Carabba è proprio quello di essere percorso da una doppia interrogazione: sulla morte, come ombra che si proietta sul presente di tutti i giorni, oltre che sul futuro (“Un giorno sarò morto e intanto vivo”); e sulla consistenza fisica e materiale del mondo, restituita da attacchi ragionativi di questo tipo: “Se l’energia è prodotta dal quadrato / del corso della luce e dalla massa, / se si diffonde su una curvatura / infinita e perfetta / [...] io resto testa all’aria / tra i moti corruttori / del mondo sublunare”. Quello che stupisce, nelle pagine di Carabba, è che questa continua ricerca di senso viene veicolata non da filosofemi astrattizzanti (che magari ci si aspetterebbe da un dottorando in filosofia), ma da una poesia del quotidiano che sa coniugare attrazione verso il dato sensuale e metropolitano e, appunto, tensione intellettuale. Ha ragione Mario Desiati, nella bandella, quando sostiene che quella di Carabba è una poesia che inganna, che “sembra pacificare, ma con un brevissimo passaggio entra in confidenza con la notte più buia”: ecco allora che la riflessione più vertiginosa scatta da un banale scontro in macchina, o dal pensiero della morte che tocca o toccherà alle persone care, o da una magnifica eclissi in cui un lampione si sostituisce alla luna e si fa enigma straniante, sullo sfondo di un’altra delle numerose notti che mettono in moto questa scrittura. Più incerti e meno riusciti, forse, i lunghi testi in cui Carabba concede troppo spazio al pathos della memoria, rievocando figure care o episodi privati, ma non c’è dubbio che a questo nuovo poeta, come alla sua Cicala, va augurato di non interrompere il suo canto: “Tra gli alberi ho cantato / tutta l’estate, senza preoccuparmi / di metter via provviste, e adesso / che i rami vanno seccandosi, canto”.

Massimo Gezzi

SANT’ELPIDIO A MARE (AP) - VENERDì 9 MAGGIO, ore 21.15

AUDITORIUM GRAZIANO GIUSTI

Terzo appuntamento con

Venerdì poesia

Incontro con Laura Pugno

[http://venerdipoesia.wordpress.com]

* * *

CIVITANOVA MARCHE (MC) - SABATO 1O MAGGIO, ore 17

BIBLIOTECA COMUNALE “SILVIO ZAVATTI”

Paesaggi marchigiani

Architettura, Poesia e Musica

Con Pippo Ciorra (docente Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno), Roberto Zechini (musicista e docente Scuola Popolare di Musica di Fermo) e Massimo Gezzi

Pagina Successiva »