«Manca, spesso, una ricognizione rigorosa, selettiva sui movimenti che si stanno affacciando nel panorama giovanile della poesia italiana. È invece il tempo delle scelte, dei giudizi che facciano intendere come cambiano il linguaggio e le percezioni liriche, e come sopravvivano la poesia, un’ipotesi di novità e la volontà di stigmatizzare i nostri giorni. C’è un giovane autore marchigiano, Massimo Gezzi, nato a S. Elpidio a Mare nel 1976, che ha già acquisito una sua forza e una sua maturità da tempo, sia come poeta in proprio che come critico. Lo dimostra, dopo la raccolta in versi Il mare a destra (Atelier, Novara 2004), la presenza nel volume Poesia contemporanea. Nono quaderno italiano (Marcos y Marcos, Milano 2007), che include sette giovani autori di poesia: Alessandro Brogli, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri e Giovanni Turra. Siamo di fronte a sette piccoli libri di poesia, del tutto autonomi, che convogliano varie tendenze bene individuate dal poeta Franco Buffoni, curatore del volume, e da un comitato di lettura. Proprio il presupposto del lavoro della Marcos y Marcos ci convince sulla bontà dei risultati oggettivamente ottenuti. Come afferma lo stesso Buffoni, molti giovani seguono l’arduo tragitto della ricerca poetica (originale). Guido Mazzoni, ad esempio, ha colto nella prefazione ai testi di Massimo Gezzi (L’attimo dopo, si intitola la silloge) un aspetto determinante: “All’immediatezza esistenziale è subentrato uno sguardo mediato e interpretante; alla registrazione dell’esperienza, lo sforzo di cogliere i livelli di realtà che si aprono sopra, sotto e intorno alla vita individuale”. Gezzi è un interprete dell’oggi che sembra sempre sull’orlo di un punto limite, di una svolta assoluta dalla terra marchigiana, così locale e così universale. Un lampione, una pozzanghera, una macchina per cucire, i cubi di cemento sono cose che circoscrivono e allargano la visuale del mondo, le abitudini quotidiane, la riflessione indotta dal luogo, da una coscienza mobile nel recinto della mente e del luogo. La poesia La memoria di una terra ha un bellissimo inizio e un proseguo distensivo, ritmico: “Questa terra è pesante di memoria: / dai palazzi della costa si contano / i chiari profili dei colli, verso ovest, / e gli anni che scorrono non cambiano / paesaggio, la retina rimane affaticata / dalla luce o dal mezzo cono d’ombra…”. Gezzi propaga un’esperienza anche come apertura sensuale, scrive Guido Mazzoni nell’introduzione al poeta di S. Elpidio a Mare. Le vicende abbagliano le distanze tra mare e cielo, in un posto “dove gli uomini vendono tutto per fame”. Nel segno di una residenzialità ancora presente e ribadita (e che nasce con Franco Scataglini, Francesco Scarabicchi e Gianni D’Elia negli anni Ottanta), Massimo Gezzi sembra porsi quella domanda dalla quale è scaturito il significato intrinseco del vivere “qui e non altrove”.
Tutti i poeti di Poesia Contemporanea. Nono quaderno Italiano sono voci di rilievo tra le nuove leve, e il lavoro di Buffoni è certamente serio, utile. Tra gli altri (ma solo per ragioni di spazio che non ci permettono una disamina esauriente) segnaliamo Marco Giovenale e Giovanni Turra. Giovenale, nato a Roma, si distingue per dei versi franchi dove lo spazio e il luogo si riempiono di gesti o di osservazioni, di un sentimento di perdita, di mancanza progressiva (“Agli anni e al più compiuto e largo / mancare, a veste infantile degli occhi, / pensano quelli che stamattina in piccola / riga la lasciano alla pietra”). Giovanni Turra, nativo di Mestre è proposto nella sua silloge “calibrata, distillata, ragionata in ogni dettaglio” (Buffoni). Di Turra piace la fissità delle immagini, l’impoetico reso sequenza, flash, occhio spalancato (“Al primo sguardo dopo il sonno, / malcerto e come mosso / da correnti contrarie, / eccoti infine giunto al pianterreno”). Una poesia domestica, vibratile, intrisa di piccole vicende, di battiti, di oggetti».
(da «prospettiva-L’Azione», 13, anno XCVII, 29 marzo 2008)