aprile 2008


Personalmente non amo molto le performance poetiche (in cui a volte lo spettacolo divora la poesia, e non viceversa, come sarebbe auspicabile). Amo molto il reading, invece, che intendo come un modo efficace di porgere i propri testi, magari accompagnati da altri media, ma senza improvvisarsi forzatamente attori, o teatranti, o giocolieri, o saltimbanchi, e senza trasformare a tutti i costi la poesia in altro da sé pur di farla “arrivare a tutti” (concetto che da una parte è snob, perché assume che il pubblico sia composto da una massa di idioti bisognosi di sussidi speciali; e dall’altro certe volte a me suona abbastanza populista…). Lara Lucaccioni, che ha assistito al mio reading di venerdì 11 aprile al Terminal Circolo Arci di Macerata, ne dà un resoconto qui, nel blog di Alessandro Seri. Questa invece è la pagina dedicata ai reading che mi è capitato di fare negli ultimi due anni.

Roma, 28/04/08

Sono lieto di annunciare la nascita di Fuori commercio, la nuova collana di poesia di Transeuropa, e la prima uscita della collana, il poemetto Meridiano Ovest di Gabriel Del Sarto (con introduzione mia).
La collana è diretta da un comitato di lettura coordinato da me e composto da Mario Benedetti, Fabio Pusterla e Francesco Scarabicchi.

Dalla pagina di presentazione della collana:

Fuori commercio è una collana di piccoli libri di poesia: una collana non venale, attenta ai giovani poeti ma non solo, diretta da un comitato di lettura coordinato da Massimo Gezzi e composto da Mario Benedetti, Fabio Pusterla e Francesco Scarabicchi.

Fuori commercio si colloca a metà strada tra Biglietti agli amici di Tondelli – un libro che fu inizialmente stampato in tiratura limitata senza circolazione commerciale, e inviato ai soli addetti ai lavori – e l’attività di intermediazione letteraria svolta dal Vibrisselibri di Giulio Mozzi. L’editore si offre come “ponte” tra l’autore, il pubblico e la critica, sostenendo il libro con attività di ufficio stampa e di intermediazione letteraria presso altri editori. La collana pubblicherà un numero variabile di plaquette all’anno, in edizione cartacea limitata e download gratuito dal sito della casa editrice.

Fuori commercio intende privilegiare una poesia pensante, una poesia comprensibile ma non semplicistica né rinunciataria, nella convinzione che questo tipo di scrittura abbia ancora molto da dirci, anche in termini critici, sul rapporto tra ognuno di noi e la complessa realtà quotidiana e storica.

Fuori commercio nasce ben consapevole della differenza che passa tra liricizzazione ed eroicizzazione del dettato. Per questo rifiuta la seconda, mentre crede che la prima possa ancora aiutare a comprendere le contraddizioni che sostanziano ciascuno di noi, individui-massa di una società in rapido e incerto divenire.

LUGANO (SVIZZERA) - GIOVEDì 17 APRILE, ore 17

LICEO LUGANO – AULA MAGNA

La memoria, i frammenti

Incontro con Massimo Gezzi

* * *

SANT’ELPIDIO A MARE (AP) - VENERDì 18 APRILE, ore 21.15

AUDITORIUM GRAZIANO GIUSTI

Secondo appuntamento con

Venerdì poesia

Incontro con Franco Buffoni

[http://venerdipoesia.wordpress.com]

«Manca, spesso, una ricognizione rigorosa, selettiva sui movimenti che si stanno affacciando nel panorama giovanile della poesia italiana. È invece il tempo delle scelte, dei giudizi che facciano intendere come cambiano il linguaggio e le percezioni liriche, e come sopravvivano la poesia, un’ipotesi di novità e la volontà di stigmatizzare i nostri giorni. C’è un giovane autore marchigiano, Massimo Gezzi, nato a S. Elpidio a Mare nel 1976, che ha già acquisito una sua forza e una sua maturità da tempo, sia come poeta in proprio che come critico. Lo dimostra, dopo la raccolta in versi Il mare a destra (Atelier, Novara 2004), la presenza nel volume Poesia contemporanea. Nono quaderno italiano (Marcos y Marcos, Milano 2007), che include sette giovani autori di poesia: Alessandro Brogli, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri e Giovanni Turra. Siamo di fronte a sette piccoli libri di poesia, del tutto autonomi, che convogliano varie tendenze bene individuate dal poeta Franco Buffoni, curatore del volume, e da un comitato di lettura. Proprio il presupposto del lavoro della Marcos y Marcos ci convince sulla bontà dei risultati oggettivamente ottenuti. Come afferma lo stesso Buffoni, molti giovani seguono l’arduo tragitto della ricerca poetica (originale). Guido Mazzoni, ad esempio, ha colto nella prefazione ai testi di Massimo Gezzi (L’attimo dopo, si intitola la silloge) un aspetto determinante: “All’immediatezza esistenziale è subentrato uno sguardo mediato e interpretante; alla registrazione dell’esperienza, lo sforzo di cogliere i livelli di realtà che si aprono sopra, sotto e intorno alla vita individuale”. Gezzi è un interprete dell’oggi che sembra sempre sull’orlo di un punto limite, di una svolta assoluta dalla terra marchigiana, così locale e così universale. Un lampione, una pozzanghera, una macchina per cucire, i cubi di cemento sono cose che circoscrivono e allargano la visuale del mondo, le abitudini quotidiane, la riflessione indotta dal luogo, da una coscienza mobile nel recinto della mente e del luogo. La poesia La memoria di una terra ha un bellissimo inizio e un proseguo distensivo, ritmico: “Questa terra è pesante di memoria: / dai palazzi della costa si contano / i chiari profili dei colli, verso ovest, / e gli anni che scorrono non cambiano / paesaggio, la retina rimane affaticata / dalla luce o dal mezzo cono d’ombra…”. Gezzi propaga un’esperienza anche come apertura sensuale, scrive Guido Mazzoni nell’introduzione al poeta di S. Elpidio a Mare. Le vicende abbagliano le distanze tra mare e cielo, in un posto “dove gli uomini vendono tutto per fame”. Nel segno di una residenzialità ancora presente e ribadita (e che nasce con Franco Scataglini, Francesco Scarabicchi e Gianni D’Elia negli anni Ottanta), Massimo Gezzi sembra porsi quella domanda dalla quale è scaturito il significato intrinseco del vivere “qui e non altrove”.
Tutti i poeti di Poesia Contemporanea. Nono quaderno Italiano sono voci di rilievo tra le nuove leve, e il lavoro di Buffoni è certamente serio, utile. Tra gli altri (ma solo per ragioni di spazio che non ci permettono una disamina esauriente) segnaliamo Marco Giovenale e Giovanni Turra. Giovenale, nato a Roma, si distingue per dei versi franchi dove lo spazio e il luogo si riempiono di gesti o di osservazioni, di un sentimento di perdita, di mancanza progressiva (“Agli anni e al più compiuto e largo / mancare, a veste infantile degli occhi, / pensano quelli che stamattina in piccola / riga la lasciano alla pietra”). Giovanni Turra, nativo di Mestre è proposto nella sua silloge “calibrata, distillata, ragionata in ogni dettaglio” (Buffoni). Di Turra piace la fissità delle immagini, l’impoetico reso sequenza, flash, occhio spalancato (“Al primo sguardo dopo il sonno, / malcerto e come mosso / da correnti contrarie, / eccoti infine giunto al pianterreno”). Una poesia domestica, vibratile, intrisa di piccole vicende, di battiti, di oggetti».

(da «prospettiva-L’Azione», 13, anno XCVII, 29 marzo 2008)

MACERATA - VENERDI’ 11 APRILE, ore 22

TERMINAL CIRCOLO ARCI – via Fonte Maggiore 27

Massimo Gezzi

L’attimo dopo

Un reading

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ANCONA - SABATO 12 APRILE, ore 17

SALONE LOGGIA DEI MERCANTI

Carlo Antognini: il caso Marche

e una letteratura al plurale

Convengo in memoria di Carlo Antognini con Fabio Ciceroni, Gastone Mosci, Giancarlo Galeazzi, Massimo Gezzi, Fabio Maria Serpilli

«Il potere magnetico di suggestione che le ideologie continuano a esercitare sugli uomini, nonostante che la loro trama sia divenuta nel frattempo così logora da lasciarsi quasi attraversare dallo sguardo, trova una spiegazione, al di là di ogni considerazione di carattere psicologico, nel declino dell’evidenza logica come tale. Le cose sono giunte al punto che la bugia ha il suono della verità, e la verità il suono della bugia. Ogni affermazione, ogni notizia, ogni idea è modellata in anticipo dai centri dell’industria culturale. Ciò che non è segnato dall’impronta familiare di questa preformazione appare a priori inattendibile, anche perché gli organismi che modellano l’opinione pubblica sono in grado di fornire, a tutto ciò che esce dai loro impianti, tutte le pezze d’appoggio documentarie e tutta la forza dimostrativa di cui il potere totale di disposizione può facilmente venire in possesso. La verità che vorrebbe ribellarsi a questo potere non reca solo il marchio dell’inverosimile, ma è altresì troppo debole, troppo povera per potersi affermare in concorrenza con l’apparato di diffusione e distribuzione altamente concentrato dell’industria culturale».

(T.W. Adorno, Minima moralia, trad. it. di R. Solmi, Einaudi, Torino 1979, pp. 121-122).

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