Dicembre 2007


E via le nubi da codesta fronte! Troppe volte l’uomo riservato
viene frainteso come fosse tetro, e il taciturno passa per scontroso.
Nel frattempo leggerai, consulterai gli specialisti su molteplici problemi:
con quali accorgimenti garantirti una pacifica esistenza;
se dovrai subire l’insaziabile erosione dell’avidità,
o piuttosto dell’ansiosa speranza riposta in beni assai mediocri;
se la virtù sia frutto di cultura o dono di natura;
come ridurre il peso dell’angoscia e ritrovare l’accordo con se stessi;
che cosa ci propizi una vita limpida e tranquilla (soddisfazioni morali
o materiali? o un sentiero appartato, un segreto cammino esistenziale?).
Prendi me: ogni volta che mi sento ritemprato dalle fresche acque
del Licenza, il fiume che raffredda il villaggio raggrinzito di Mandela,
quali sentimenti credi, amico, che mi venga da esprimere in forma di preghiera?
“Vorrei avere sempre quello che possiedo oggi, anche di meno; e poter disporre
del tempo che mi resta, se vogliono gli dei che ancora me ne resti;
una buona scorta di libri, anche, vorrei, e provviste di grano
per l’annata: che non debba vacillare, sospeso all’incertezza del domani”.
Ma Giove va invocato solo per quanto può concedere e sottrarre.
Mi dia la vita, i mezzi. L’equilibrio, me lo attribuirò io stesso.

(Orazio, Epistole, I, 18, vv. 94-112, trad. Marco Beck).

Buon 2008, Massimo.

La notte di Natale di undici anni fa, lontano dalle nostre case, cene, piazze, chiese…

«A raccontare la tragedia erano stati, il 30 dicembre, alcuni dei superstiti arrestati in Grecia, un giorno dopo essere stati scaricati dai trafficanti in una spiaggia del Peloponneso. Disperati dissero che alle tre del mattino del 26 dicembre 1996, si trovavano al largo della Sicilia meridionale a bordo di una grossa motonave, la “Iohan”, stipata fino all’inverosimile di uomini, donne, ragazzi, bambini provenienti dallo Sri Lanka, dall’India, dal Pakistan. Avevano pagato 5000 dollari a testa per quel viaggio terrificante che, dopo tre mesi, stava finalmente per concludersi.
La “Iohan” era stata affiancata da una barca di legno molto più piccola che doveva portarli fino alla costa. Cominciarono a salire: dieci, venti, cento, duecento, il mare era in tempesta, qualcuno impaurito tentò di opporsi al trasbordo e fu minacciato con le armi. Duecentocinquanta, trecento… La piccola barca partì lentamente verso la costa, cominciò a imbarcare acqua, chiese soccorso alla “Iohan” che intervenne con una manovra maldestra e tardiva: la prua del mercantile colpì la piccola barca maltese mandandola definitivamente a picco. “Solo ventinove di noi sono riusciti a salvarsi. Tutti gli altri sono morti”».

(Giovanni Maria Bellu, Negli abissi siciliani il cimitero dei clandestini)

Il resto della storia, da non dimenticare, qui. Buon Natale.

1) Il Nono quaderno di poesia contemporanea (Firenze)

Giovedì 20 dicembre, ore 19.00

FIRENZE, Libreria Caffè “La cité”
(Borgo San Frediano 20 rosso)

Presentazione del Nono quaderno Marcos y Marcos, a cura di Franco Buffoni

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Leggono:
Alessandro Broggi, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati, Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri, Giovanni Turra

Intervengono Franco Buffoni e Cecilia Bello Minciacchi
Introduzione di Tommaso Lisa

 

 

2) La rivista “nostro lunedì” (Ancona)

Venerdì 21 dicembre, ore 17.00

ANCONA, Ridotto del Teatro delle Muse

Presentazione di “nostro lunedì”, semestrale di scritture, immagini e voci ideato e coordinato da Francesco Scarabicchi.

Numero 9 – Marche

nostro

Il nome ‘plurale’ di questa regione ribadisce una qualità del carattere di “nostro lunedì” e cioè il volersi porre dalla parte del presente, sul versante di una contemporaneità che implica la tradizione da cui si proviene e la tenace adesione alla verità sensibile di ogni adesso.
Durante la serata i contributi musicali si alterneranno con la lettura dei testi di alcuni degli autori che hanno collaborato a questo numero.

Contributi musicali:

La Macina: Gastone Pietrucci (voce), Marco Gigli (chitarra), Michele Lelli (percussioni), Roberto Picchio (fisarmonica), Adriano Taborro (chitarra)

La Gang: Marino Severini, Sandro Severini

Roberto Zechini (chitarra), Samuele Garofoli (tromba)

Raffaele Mazzei (chitarra e voce), Massimo Sbriscia (chitarre), Maurizio Scalzo (percussioni), Leandro Scocco (basso).

Queste sono alcune delle disavventure capitate a un normale cittadino italiano (che sarei io) nell’ultimo mese. Non serve a nulla, lo so. La scrittura, per lo meno, ha un effetto catartico:

1) Dogana

In data 24/11 (sabato) spedisco un pacco raccomandato prioritario dalla Svizzera al mio amico Flavio Santi (costo 38 franchi). Dentro ci sono libri di biblioteca, quindi non acquistati on-line o da qualche altra parte. La Posta svizzera mi assicura che arriveranno entro 2-4 gg. lavorativi. E infatti il 26/11 alle 4 del mattino (lunedì) il mio pacco varca il confine, per sparire poi nel nulla.
Le Poste svizzere mi dicono che loro non possono fare più niente da quel momento. Chiamo le Poste Italiane (o meglio: chiamano per me dall’Italia, vedi punto 2). Mi dicono che il pacco è irrintracciabile perché è fermo alla dogana. Con fatica immensa trovo on-line il numero della dogana di Milano. Risponde una signora che mi dice che il pacco è fermo a Roserio e devo chiamare là. Mi dà due numeri. A uno risponde un nastro registrato che dice che gli uffici sono chiusi e che devo richiamare il prossimo giorno lavorativo (è lunedì quando chiamo; e il giorno dopo è lo stesso; e quello dopo idem). All’altro non risponde nessuno.
Nel frattempo scrivo una mail al servizio telematico sperimentale delle Agenzie Doganali. Il giorno dopo ricevo la seguente risposta: “La informiamo che la sua richiesta di informazioni è stata classificata come quesito complesso, pertanto riceverà una risposta al massimo entro 15 giorni lavorativi dalla data di invio della richiesta”. La richiesta era: dov’è il mio pacco?, con tanto di codice di spedizione, indirizzo mittente, indirizzo destinatario, numero di telefono, ecc.
Richiamo la dogana. Mi risponde un signore che mi dice che il primo dei due numeri che mi aveva dato la signora non è più attivo da tempo, e che l’altro è solo il centralino: mi occorre il numero diretto. Me lo dia, gli dico. Chiamo il numero diretto, al quale risponde La primavera di Vivaldi. Resto in attesa per 20 minuti, spendendo 3,50 franchi a vuoto, e non risponde nessuno. Richiamo, non risponde nessuno. Richiamo, non risponde nessuno.

2) Poste Italiane

Saputo che le Poste svizzere non possono più tracciare il mio pacco, decido di chiamare, come detto, le Poste italiane. Vado nel sito www.poste.it e cerco un numero. Trovo l’803.160. Chiamo (da Berna), ma mi dicono, in tedesco, che il numero è sconosciuto. Che sciocco! Faccio il prefisso +39: idem. Cerco un numero valido per l’estero, ma nel sito non c’è. Allora scrivo a info@poste.it, comunicando tutti i dettagli (codice di spedizione, indirizzo mittente, indirizzo destinatario, numero di telefono) e specificando che avrei bisogno URGENTE di parlare con loro dalla Svizzera: che mi diano un numero, per cortesia. Intanto faccio chiamare dall’Italia: come detto al punto 1, mi dicono che il pacco è alla dogana e loro non c’entrano assolutamente niente.
Dopo 8 giorni ricevo da info@poste.it un allegato word, che dice: “Con riferimento alle Sua richiesta di assistenza sui nostri prodotti La informiamo che il nostro numero verde 803.160 è inaccessibile al di fuori del territorio italiano”. Buona a sapersi.

 

3) Telecom Italia

Sto entrando in una casa nuova, in Italia, e avrei bisogno del telefono e della connessione internet, con la quale lavoro (come ormai tutti).
Non potendo evitare Telecom, in data 6/11 mi iscrivo al sito 187.it e ordino l’attivazione della linea base. Mi fissano un appuntamento per il 6/12. Meglio tardi che mai. Nel frattempo riceviamo una decina fra telefonate, mail e comunicazioni in cui si conferma l’appuntamento, oppure si sposta l’orario, per poi tornare all’orario originale. Arriva anche una telefonata che annuncia un anticipo di due giorni, ma non ci sanno dire a che ora potranno venire, mattina o pomeriggio. Il 4 stiamo in casa tutto il giorno, ma non viene nessuno. Il tecnico arriva il 6 con due ore di ritardo e cade dalle nuvole: avevano capito tutt’altro. Lui veniva per creare la linea interna quando invece qui ci vuole quella esterna (nonostante avessimo spiegato per telefono com’era la situazione). Non ce la faranno, ci preannuncia, prima di un’altra settimana. Richiamiamo il 187. Il primo appuntamento libero è per il 18/12 (12 giorni dopo).
L’art 4 delle condizioni contrattuali Telecom dice: “Il Servizio è attivato da Telecom Italia entro 10 giorni dalla relativa richiesta del Cliente, fatti salvi i casi di eccezionalità tecnica […]”.
Allora faccio per chiamare il 187 per arrabbiarmi e pretendere il risarcimento danni (come previsto dall’art. 26). Ma improvvisamente mi sovviene che sono in Svizzera…

La domanda è: perché continuiamo ad ammettere tutto questo, in Italia? C’è qualcuno, qualcosa, che tutela le persone da questi muri di gomma?

(1922-2007)

 

«Che la poesia di Montale, nutrita dei succhi del grande simbolismo europeo, giuochi la sua posta più alta sul piano di un impegno esistenziale, metafisico, anziché immediatamente storico, scopertamente civile, questo, negli anni delle lotte idelogiche e del preteso engagement del dopoguerra, sarebbe stato giudicato da taluni il retaggio e la condanna di un’educazione liberal-borghese. Era invece il suo grande fascino. Nonostante certa oscurità, ostica a un’intelligenza immediata (e fors’anche in forza di essa), la parola di Montale esprimeva, insieme, un assoluto disincanto e uno strenuo ardore; non prospettava una posizione di resa incondizionata alle così dette forze del male, bensì un’inesausta ricerca di ogni minimo barlume di luce che desse forza al vivere. L’esperienza tanto dolorosa dei grandi sconvolgimenti della storia, non era, infine, che l’eccezionale conferma di una condizione permanente; la guerra, la crudele riprova di un’”alterità” quasi ontologica. Si comprende pertanto che le Occasioni, pur così legate all’anno in cui vennero stampate, e alla situazione di allora, restino una delle testimonianza più significative della poesia di sempre»

(E. Montale, Le occasioni, a cura di D. Isella, Einaudi, Torino 1996, p. XI).

foto Vincenzo Cottinelli

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