Queste sono alcune delle disavventure capitate a un normale cittadino italiano (che sarei io) nell’ultimo mese. Non serve a nulla, lo so. La scrittura, per lo meno, ha un effetto catartico:
1) Dogana
In data 24/11 (sabato) spedisco un pacco raccomandato prioritario dalla Svizzera al mio amico Flavio Santi (costo 38 franchi). Dentro ci sono libri di biblioteca, quindi non acquistati on-line o da qualche altra parte. La Posta svizzera mi assicura che arriveranno entro 2-4 gg. lavorativi. E infatti il 26/11 alle 4 del mattino (lunedì) il mio pacco varca il confine, per sparire poi nel nulla.
Le Poste svizzere mi dicono che loro non possono fare più niente da quel momento. Chiamo le Poste Italiane (o meglio: chiamano per me dall’Italia, vedi punto 2). Mi dicono che il pacco è irrintracciabile perché è fermo alla dogana. Con fatica immensa trovo on-line il numero della dogana di Milano. Risponde una signora che mi dice che il pacco è fermo a Roserio e devo chiamare là. Mi dà due numeri. A uno risponde un nastro registrato che dice che gli uffici sono chiusi e che devo richiamare il prossimo giorno lavorativo (è lunedì quando chiamo; e il giorno dopo è lo stesso; e quello dopo idem). All’altro non risponde nessuno.
Nel frattempo scrivo una mail al servizio telematico sperimentale delle Agenzie Doganali. Il giorno dopo ricevo la seguente risposta: “La informiamo che la sua richiesta di informazioni è stata classificata come quesito complesso, pertanto riceverà una risposta al massimo entro 15 giorni lavorativi dalla data di invio della richiesta”. La richiesta era: dov’è il mio pacco?, con tanto di codice di spedizione, indirizzo mittente, indirizzo destinatario, numero di telefono, ecc.
Richiamo la dogana. Mi risponde un signore che mi dice che il primo dei due numeri che mi aveva dato la signora non è più attivo da tempo, e che l’altro è solo il centralino: mi occorre il numero diretto. Me lo dia, gli dico. Chiamo il numero diretto, al quale risponde La primavera di Vivaldi. Resto in attesa per 20 minuti, spendendo 3,50 franchi a vuoto, e non risponde nessuno. Richiamo, non risponde nessuno. Richiamo, non risponde nessuno.
2) Poste Italiane
Saputo che le Poste svizzere non possono più tracciare il mio pacco, decido di chiamare, come detto, le Poste italiane. Vado nel sito www.poste.it e cerco un numero. Trovo l’803.160. Chiamo (da Berna), ma mi dicono, in tedesco, che il numero è sconosciuto. Che sciocco! Faccio il prefisso +39: idem. Cerco un numero valido per l’estero, ma nel sito non c’è. Allora scrivo a info@poste.it, comunicando tutti i dettagli (codice di spedizione, indirizzo mittente, indirizzo destinatario, numero di telefono) e specificando che avrei bisogno URGENTE di parlare con loro dalla Svizzera: che mi diano un numero, per cortesia. Intanto faccio chiamare dall’Italia: come detto al punto 1, mi dicono che il pacco è alla dogana e loro non c’entrano assolutamente niente.
Dopo 8 giorni ricevo da info@poste.it un allegato word, che dice: “Con riferimento alle Sua richiesta di assistenza sui nostri prodotti La informiamo che il nostro numero verde 803.160 è inaccessibile al di fuori del territorio italiano”. Buona a sapersi.
3) Telecom Italia
Sto entrando in una casa nuova, in Italia, e avrei bisogno del telefono e della connessione internet, con la quale lavoro (come ormai tutti).
Non potendo evitare Telecom, in data 6/11 mi iscrivo al sito 187.it e ordino l’attivazione della linea base. Mi fissano un appuntamento per il 6/12. Meglio tardi che mai. Nel frattempo riceviamo una decina fra telefonate, mail e comunicazioni in cui si conferma l’appuntamento, oppure si sposta l’orario, per poi tornare all’orario originale. Arriva anche una telefonata che annuncia un anticipo di due giorni, ma non ci sanno dire a che ora potranno venire, mattina o pomeriggio. Il 4 stiamo in casa tutto il giorno, ma non viene nessuno. Il tecnico arriva il 6 con due ore di ritardo e cade dalle nuvole: avevano capito tutt’altro. Lui veniva per creare la linea interna quando invece qui ci vuole quella esterna (nonostante avessimo spiegato per telefono com’era la situazione). Non ce la faranno, ci preannuncia, prima di un’altra settimana. Richiamiamo il 187. Il primo appuntamento libero è per il 18/12 (12 giorni dopo).
L’art 4 delle condizioni contrattuali Telecom dice: “Il Servizio è attivato da Telecom Italia entro 10 giorni dalla relativa richiesta del Cliente, fatti salvi i casi di eccezionalità tecnica […]”.
Allora faccio per chiamare il 187 per arrabbiarmi e pretendere il risarcimento danni (come previsto dall’art. 26). Ma improvvisamente mi sovviene che sono in Svizzera…
La domanda è: perché continuiamo ad ammettere tutto questo, in Italia? C’è qualcuno, qualcosa, che tutela le persone da questi muri di gomma?