Ottobre 2007


«Chi non ha sentito dire e chi non ha detto che questi sono paesi stupidi? Finita la carica dell’eccitazione, è fin troppo facile ripeterlo. Ci si guarda d’attorno e si vedono pizzicherie che espongono prosciutti e mortadelle di legno, strade troppo pulite, un lago senza gabbiani, dove è proibita la pesca e nessuno fa il bagno, prati lussureggianti ma troppo grassi, uomini e donne di una bruttezza rara, costruzioni di pessimo gusto, ville chiuse che oggi si vendono a metà prezzo in confronto a due anni fa e che tuttavia non trovano compratori perché nessuno potrebbe pagare i servi necessari a mantenerle in buono stato; ci si guarda d’attorno e si conclude che questo paradiso asettico ha in sé la sua condanna ed è destinato a sparire. Ha in sé molte vipere pericolose e silenziose, come i prati ventosi del Maloia; e la più grave, quella che riassume tutto, è che qui pesa veramente la maledizione del denaro. Ma dov’è il paese in cui questa maledizione non incomba sempre più? In quale punto dell’orizzonte vediamo profilarsi ragioni di vita che sono veramente sottratte a questa condanna? Passeranno certo molti anni prima che la Svizzera sia svuotata dalle ragioni che ne fanno un paese inimitabile ma prezioso; passeranno molti anni prima che certe forme della cultura di qui, pur lontane da noi, finiscano di insegnarci qualcosa».

(E. Montale, Da Saint-Moritz, ora in Id., Prose e racconti, a cura e con introduzione di M. Forti, Mondadori, Milano 1995, pp. 304-305).

«Essere poeta significa arrivare a fingere di essere usati dal linguaggio, di esserne attraversati, come da un dio, di diventare tramite. Di tornare quindi, apparentemente, alla passività del parlante e dello scrivente immediato; e invece assumere in realtà tutto il linguaggio – e tutta la cultura – per restituirlo in una forma specifica ossia in una diversità giudicante. La meta è di avere di fronte al linguaggio di tutti (e quindi anche a quello della tradizione culturale) l’apparente calma nervosa del domatore e la sua invisibile paura.»

F. Fortini, Una diversità giudicante, in L’ospite ingrato primo e secondo, Marietti, Casale Monferrato 1985.

Si è svolto ieri a Macerata il bel convegno in ricordo di Remo Pagnanelli, intitolato In quel punto entra il vento. Ne siamo tutti usciti, credo, con la convinzione rafforzata che il poeta e critico marchigiano resta e resterà una figura importante, da rileggere e rimeditare con passione. Gli atti della giornata di studi verranno stampati tra qualche mese dalla casa editrice Quodlibet, di Macerata. Questa è una foto finale d’insieme, in cui non compaiono Andrea Di Consoli, Danni Antonello, Andrea Ponso, Massimo Sannelli, Stefano Simoncelli e io (dietro l’obiettivo).

Da sinistra verso destra: Daniele Mencarelli, Gianfranco Fabbri, Guido Garufi, Sabina Pagnanelli (sorella di Remo e straordinaria organizzatrice della giornata di studi), Francesco Scarabicchi, Filippo Davoli, Lucia Tancredi, Amedeo Anelli, Giancarlo Sissa, Maria Lenti, Andrea Gibellini, Massimo Raffaeli, Daniela Marcheschi, Roberto Galaverni (in movimento) e Umberto Piersanti (a metà).

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Tentativo (fallito) di aggirare con te il monologo

Sulla sedia del bagno dove da molte ore
………………………….(non devi essere in altri posti)
perché è sempre questo il punto che compete al pensiero,
pronta con lo specchio in mano ad inoltrarti
nel buio più esteso di altre volte,
……………………………………pronta e scattante,
si fa per dire, nell’unico esercizio possibile agli appiedati,
vera fanatica del sonno, per quali sconosciute vie
come sul fianco del bosco all’età di pochi pochissimi anni
nera di paura…
…………………………………………………fino a quando
evitando ogni forma di esoterismo
…………………………………………………durerà, vorrei
consolarti almeno con qualche spiritosaggine,
di quelle che sai, invece altre storie del tutto idiote
di peso mi prendono e trascinano
………………………………………………..finché si torna
malgrado tutto e la stanza e il posto non possono
essere aggirati ancora. In quel punto
entra il vento.

(da R. Pagnanelli, Dopo, Forum, Forlì 1981).

Vent’anni fa scompariva tragicamente e prematuramente Remo Pagnanelli, a soli 32 anni (1955-1987). Per ricordare il poeta e critico di Macerata, l’Associazione culturale “Remo Pagnanelli” ha organizzato per venerdì 19 ottobre una giornata di studi, di cui qui sotto riproduco il programma. Sarà un’occasione per ricordare una delle menti più lucide della generazione di poeti e critici nati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e per cercare di capire come e perché la figura di Pagnanelli acquisisce sempre maggior credito e ascolto tra poeti e critici giovani e giovanissimi (tra i critici cito almeno Roberto Galaverni e Paolo Zublena).

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Il convegno si articolerà in due sessioni. La prima sarà coordinata da Guido Garufi (amico storico di Pagnanelli, con cui fondò la rivista «Verso» e curò l’antologia Poeti delle Marche uscita per Forum/Quinta Generazione nel 1980) e vedrà la partecipazione di Andrea Di Consoli (unico non marchigiano della sessione), Maria Lenti, Leonardo Mancino, Umberto Piersanti, Massimo Raffaeli e Francesco Scarabicchi. La seconda sarà moderata da Filippo Davoli e darà voce a molti poeti e critici che hanno conosciuto Pagnanelli soltanto attraverso la pagina scritta, e che quindi renderanno conto di quale eredità il poeta e critico di Macerata ha lasciato e continua a lasciare alle nuove generazioni.

In occasione del Convegno Amedeo Anelli e Daniela Marcheschi (già curatrice degli Studi critici pagnanelliani usciti per Mursia, nonché del volume che raccoglie Le poesie pubblicato da il lavoro editoriale) presenteranno al pubblico un nuovo e prezioso volumetto di saggi di Pagnanelli, gli Scritti sull’arte, a cura di Amedeo Anelli (Casa Editrice Vicolo del Pavone, Piacenza 2007).

Programma

Venerdì 19 ottobreMacerata
Ostello Asilo Ricci – Via Dell’Asilo 36

ore 9.30 - Breve saluto delle autorità

ore 10.00Presentazione del volume Scritti sull’arte, a cura di Amedeo Anelli e Daniela Marcheschi

ore 11.00 – Pausa caffè

ore 11.30Convegno. “In quel punto entra il vento”. La poesia di Remo Pagnanelli nell’ascolto di oggi
Coordinatore: Guido Garufi

Interventi: Andrea Di Consoli, Maria Lenti, Leonardo Mancino, Umberto Piersanti, Massimo Raffaeli, Francesco Scarabicchi

ore 15.30Convegno (seconda sessione)
Coordinatore: Filippo Davoli

Interventi: Danni Antonello, Gianfranco Fabbri, Roberto Galaverni, Massimo Gezzi, Andrea Gibellini, Daniele Mencarelli, Andrea Ponso, Massimo Sannelli, Stefano Simoncelli, Giancarlo Sissa, Lucia Tancredi

ore 18.30 – Interventi e considerazioni finali

[La copertina dell'invito riproduce un'opera serigrafica di Wladimiro Tulli].

Sono di ritorno dalla settima presentazione del Nono quaderno italiano Marcos y Marcos, ad Ancona. La prima in terra marchigiana (e per fortuna Luigi Socci!). Ho assistito a due delle tre giornate del festival “La punta della lingua”, organizzato dall’Associazione Culturale ONLUS “Nie Wiem” sotto la direzione artistica di Socci: nella prima Andrea Cortellessa ha presentato la collana “Fuoriformato” di Le Lettere – che sta per arricchirsi di un volume importante, cioè La furia dei venti contrari. Variazioni Amelia Rosselli, con cd audio e dvd -; Sparajurij Lab ha parlato dell’Antologia europea del poetry slam edita da NoReply e Andrea Inglese del rapporto tra poesia e blog, insistendo sulle possibilità di diffusione e di sperimentazione offerte dal mezzo telematico; in serata hanno letto i propri versi Giovanna Marmo, Aldo Nove e Vivian Lamarque, con la partecipazione del bravo chitarrista Egle Sommacal (ora solista, ex Massimo Volume). Ieri è toccato a noi del Quaderno, con interventi di Franco Buffoni, Francesco Scarabicchi e Renata Morresi.

È stato un festival particolarmente bello e partecipato: organizzato con intelligenza, curato nei minimi dettagli da uno splendido gruppo di volontari, presieduti da Natalia Paci e animati, tra gli altri, dal vulcanico Valerio Cuccaroni: accoglienti, appassionati, impeccabili. Se Luigi Socci mirava a riconquistare il pubblico della poesia, come mi diceva dopo la prima serata, questa iniziativa è stata sicuramente un bel passo nella giusta direzione. Ci tenevo a lasciare questo piccolo segno di gratitudine e a raccomandare di seguire le attività di “Nie Wiem“. Fa davvero piacere sapere che nelle Marche esiste una realtà di questo tipo. In bocca al lupo!

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