«Chi non ha sentito dire e chi non ha detto che questi sono paesi stupidi? Finita la carica dell’eccitazione, è fin troppo facile ripeterlo. Ci si guarda d’attorno e si vedono pizzicherie che espongono prosciutti e mortadelle di legno, strade troppo pulite, un lago senza gabbiani, dove è proibita la pesca e nessuno fa il bagno, prati lussureggianti ma troppo grassi, uomini e donne di una bruttezza rara, costruzioni di pessimo gusto, ville chiuse che oggi si vendono a metà prezzo in confronto a due anni fa e che tuttavia non trovano compratori perché nessuno potrebbe pagare i servi necessari a mantenerle in buono stato; ci si guarda d’attorno e si conclude che questo paradiso asettico ha in sé la sua condanna ed è destinato a sparire. Ha in sé molte vipere pericolose e silenziose, come i prati ventosi del Maloia; e la più grave, quella che riassume tutto, è che qui pesa veramente la maledizione del denaro. Ma dov’è il paese in cui questa maledizione non incomba sempre più? In quale punto dell’orizzonte vediamo profilarsi ragioni di vita che sono veramente sottratte a questa condanna? Passeranno certo molti anni prima che la Svizzera sia svuotata dalle ragioni che ne fanno un paese inimitabile ma prezioso; passeranno molti anni prima che certe forme della cultura di qui, pur lontane da noi, finiscano di insegnarci qualcosa».
(E. Montale, Da Saint-Moritz, ora in Id., Prose e racconti, a cura e con introduzione di M. Forti, Mondadori, Milano 1995, pp. 304-305).



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