Il mare in Leopardi è sempre accompagnato da un’indicazione deittica. A proposito del più celebre dei mari leopardiani, così scrive Alberto Bertoni nel suo bel saggio La poesia. Come si legge e come si scrive (Il Mulino 2006):
«[...] occorre poi subito percepire anche l’opposizione vertiginosa fra la concretezza oggettiva del «questo» iniziale riferito a «ermo colle»; e la dimensione tutta immaginativa, finzionale, del «questo mare» in clausola: il movimento dell’immaginazione acustica ha traslato lo stesso deittico della compresenza e della contestualizzazione di uno spazio comune a chi parla e a chi ascolta su un piano invece tutto “finto”, autorappresentato, dal momento che la siepe impedisce una visione piena del panorama» [p. 82].
Il mare de L’infinito, dunque, è un mare finto: l’unico mare cui Leopardi, in tutta la sua produzione, è in grado di riferirsi con un dimostrativo della vicinanza (o addirittura della contiguità) è un mare metaforico. E gli altri mari? Gli altri mari, quelli reali e letterali, sono sempre lontani, inarrivabili e inattingibili. Il «lontano mar» che fronteggia «i monti azzurri» nelle Ricordanze; oppure «il mar da lungi» che – «quinci» – risponde al monte – «e quindi» – in A Silvia.
* * *
Il mare, «l’altare azzurro in fondo alla scena» (D’Elia), è un’ossessione visiva, prima che poetica, per uno che ha ricevuto i primi «stampi» immaginativi dalla terra marchigiana. È il lato vuoto, l’aperto, la linea orizzontale che segna il confine della luce e quindi della vista (e della visione). Per questo Il mare a destra, che è al contempo un’indicazione reale e metaforica, figurativa (o fotografica) e metonimica (il punto di riferimento per chi ha scelto quel punto di riferimento). È la parola «mare» che si posa sul mare reale, tornando tra l’altro a riproporre gli stessi interrogativi spalancati da una celebre poesia di Bartolo Cattafi (da Segni, 1986):
Mosca
La mosca ronza
sulla parola mosca
la stuzzica per farla
volare dalla carta
la mosca ignora
che quell’altra mosca
- bisillabo inchiostro sulla carta -
non è più sua compagna
ma nostra.
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Questo luogo reale e metaforico (il web) ospiterà delle tracce. Non è un blog (perché i commenti sono chiusi), né un sito. È uno spazio in movimento, un tentativo di trovare un equilibrio fra stasi e andatura. Non è definitivo ma passibile di rimaneggiamenti e di ampliamenti o riduzioni. Ospiterà saggi, scritti estemporanei (ma non improvvisati), segnalazioni e resoconti di eventi, testi, traduzioni, imprevisti. Ringrazio sin d’ora i naviganti che incroceranno questa rotta. Le sirene – garantisco – canteranno poco.
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